Il periodo che stiamo vivendo costituisce una sfida impegnativa per tutti. La pandemia ci ha infatti costretto ad adattarci ad una situazione nuova ed inaspettata, a cambiare abitudini e stile di vita, a confrontarci con la paura di essere contagiati, ad avere meno libertà e meno occasioni di condividere con gli altri le nostre esperienze. A differenza di quello che accade in altre occasioni della vita che possono mandarci in crisi (come ad esempio un lutto, la fine di una relazione significativa, una malattia, una scelta importante), questa situazione riguarda tutti. Per tale motivo, paradossalmente, potremmo sentirci ancora più soli: gli altri stanno vivendo i nostri stessi problemi e non possiamo contare sul loro aiuto.

Le reazioni individuali sono molteplici e spesso si alternano nella stessa persona: paura che può sfociare in comportamenti irrazionali, negazione del problema, ansia per l’imprevedibilità della situazione, rabbia verso chi non è attento alle regole, senso di impotenza e abbandono, tentativo di evitare pensieri ed emozioni legati alla pandemia e alle sue conseguenze.

La situazione può essere ancora più difficile per chi soffre di una patologia cronica. Al momento non sono disponibili studi che abbiano studiato nello specifico l’impatto psicologico della pandemia da COVID-19 in campioni nei pazienti con malattie polmonari o allergico. Tuttavia uno studio condotto in Italia ci ha fornito dei risultati interessanti. Oltre 2800 adulti distribuiti in tutto il territorio nazionale hanno risposto ad una indagine anonima via web, mettendo in evidenza quale quanto essere costretti all’isolamento sociale sia una situazione che compromette il benessere psicologico. Infatti la presenza sintomi di depressione, ansia e stress sono stati rilevati rispettivamente nel 32%, nel 18% e nel 27% degli intervistati. Uno dei fattori che predicono la presenza di disagio psicologico (insieme al fatto di avere un familiare affetto da COVID-19 e al genere femminile) è la presenza di una patologia cronica. L’obiettivo degli autori non era quello di spiegare le ragioni di questa associazione, ma possiamo fare delle ipotesi. Le persone che soffrono di una malattia cronica, possono sentirsi più a rischio di contrarre il virus e di sviluppare forme più gravi di COVID-19. In particolare, in chi ha una patologia respiratoria come asma e BPCO, le informazioni circa il coinvolgimento polmonare nei malati di COVID-19 (tosse, polmonite, insufficienza respiratoria) rappresentano, un motivo di preoccupazione. È anche possibile che ci sia difficoltà a distinguere i sintomi di asma e BPCO da quelli dell’infezione da coronavirus. Inoltre, può essere presente la paura di non poter gestire efficacemente la patologia di base a causa dell’accesso limitato alle visite ambulatoriali e alla difficoltà ad effettuare gli accertamenti diagnostici. Durante la quarantena è poi possibile che si acquisiscano o diventino più frequenti abitudini e comportamenti poco sani (fumo, consumo di cibo e alcol, vita sedentaria), particolarmente rischiosi per i malati cronici. Tutto questo è complicato dal fatto che la situazione è in continua evoluzione e condizionerà la nostra vita ancora per molto tempo.

Un’informazione corretta e specifica per chi soffre di patologie respiratorie, la possibilità di mantenere la continuità assistenziale, anche a distanza, e la disponibilità di servizi dedicati (da parte ad esempio di società scientifiche e associazioni di pazienti), possono rappresentare un valido aiuto per permettere ai pazienti di adattarsi alla situazione e di mantenere sotto controllo la loro malattia.