L’asma bronchiale viene definita “grave” allorquando assume, nel tempo, un andamento ingravescente nonostante il paziente venga sottoposto ad idonee procedure diagnostiche / terapeutiche e, soprattutto, sia collaborante a queste.

Nell’ambito delle numerose tipologie (fenotipi) di asma grave, quella su base allergica è senz’altro tra le più comuni e meglio studiate. E’ oramai accertato che l’asma su base allergica (incluso quella grave) vede le sue origini già nel grembo materno in quanto il feto è sottoposto all’azione sensibilizzante degli allergeni, all’effetto irritante dell’inquinamento ambientale e del fumo materno, agli eventi stressanti vissuti in famiglia ecc. E’ noto anche che una elevata suscettibilità individuale a sviluppare patologie allergiche ed iperreattività bronchiale risultano altrettanto importanti affinché i fattori descritti svolgano al massimo il proprio ruolo. Ci riferiamo a pazienti con alta familiarità allergica magari con entrambi i genitori affetti da asma clinicamente rilevante e nei quali la cosiddetta “marcia allergica” inizia già alla nascita. A parità degli altri co-fattori, gli individui che sviluppano elevati livelli di IgE specifiche nei confronti di uno, o più spesso, numerosi allergeni (respiratori ed alimentari) hanno un più alto rischio di manifestare una maggiore gravità dei sintomi clinici ed una risposta meno efficace ai trattamenti specifici previsti dalle Linee Guida.

In presenza di elevati livelli di sensibilizzazione e di circostanze favorevoli, qualunque allergene può indurre una crisi asmatica acuta con necessità di ricovero ospedaliero (e rischio di morte!), anche in soggetti apparentemente ben controllati. La stessa considerazione è valida per pazienti con sintomi persistentemente intensi e scarsamente controllati. Esiste però una sorta di “classifica” degli allergeni in grado di indurre, in virtù delle loro caratteristiche, delle manifestazioni asmatiche di maggiore severità.

Le muffe (o miceti), vengono considerate gli agenti più pericolosi sia perché, in ambienti confinati producono materiali “tossici” per le vie aeree (micotossine) sia perché hanno allergeni in grado di far produrre gli anticorpi IgE. In particolare l’Alternaria, pur non essendo di alto riscontro epidemiologico, soprattutto nei casi di allergia esclusiva, può frequentemente indurre asma grave con un importante numero di casi mortali. Gli animali domestici (cani/gatti), soprattutto nelle aree geografiche ove è maggiormente diffusa la presenza in casa, possono determinare sintomi gravi di asma perché una parte dei loro allergeni è di grandezza “sub-micronica” ovvero così piccola da penetrare profondamente nelle vie aeree.

Gli allergeni degli scarafaggi o blatte inducono frequentemente asma grave in paesi (es. Stati Uniti) ove questi insetti sono particolarmente presenti nelle aree urbane più degradate, i dati relativi all’Europa (incluso l’Italia) sono scarsi. Anche gli acari della polvere, soprattutto in caso di esposizione massiva ai loro allergeni (in parte simili a quelli delle blatte) possono determinare sintomi asmatici molto intensi.

Sebbene i pollini diano più frequentemente sintomi nasali / congiuntivali rispetto a quelli bronchiali in virtù delle loro dimensioni che consentono alle vie aeree superiori di trattenerli, vi possono essere eccezioni non note al grande pubblico. Si tratta della cosiddetta “asma da temporali” che, in alcuni casi, può assumere un andamento drammatico. Infatti nelle prime fasi di un temporale, l’umidità determina la rottura dei pollini presenti in atmosfera con conseguente rilascio di particelle “sub-microniche” cioè di dimensioni tali da raggiungere il polmone profondo determinando un rapido (e pericoloso) peggioramento dei sintomi.

Il trattamento terapeutico dell’asma grave su base allergica si avvale degli stessi farmaci che si utilizzano nelle altre forme di asma, vi sono poi trattamenti “mirati” come l’immunoterapia specifica (il cosiddetto vaccino anti-allergico) e, più recentemente, di prodotti definiti “biologici”.

Gennaro Liccardi1, Luigino Calzetta2, Paola Rogliani2

1Scuola di Specializzazione in Medicina Respiratoria. Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università degli Studi “Tor Vergata”, Roma.

2 Dipartimento di Medicina Sperimentale, Unità di Medicina Respiratoria, Università degli Studi “Tor Vergata”, Roma.