L’asma bronchiale è una malattia cronica delle vie aeree caratterizzata da ostruzione bronchiale più o meno accessionale solitamente reversibile spontaneamente o in seguito alla terapia, da iperreattività bronchiale e da un accelerato declino della funzionalità respiratoria che può evolvere in alcuni casi in una ostruzione irreversibile delle vie aeree.

Nella patogenesi di queste alterazioni partecipano numerosi meccanismi, in particolare infiltrazione di cellule infiammatorie, rilascio di mediatori e rimodellamento delle vie aeree

Clinicamente, si manifesta con dispnea, respiro sibilante, tosse, senso di costrizione toracica, la cui intensità varia in rapporto alla entità della ostruzione bronchiale ed al grado della sua percezione da parte del paziente.

Secondo le indicazioni dell’OMS, dell’UE, del Piano Sanitario Nazionale e Regionale l’esercizio fisico deve rappresentare uno dei principali fattori di stile di vita per il mantenimento dello stato di salute e per la prevenzione di molte malattie croniche, Tuttavia, soprattutto nei soggetti atopici, l’esercizio fisico può provocare la comparsa di asma, orticaria e anafilassi. Tutti i soggetti asmatici non controllati, il 40% degli allergici e circa il 10-15% di soggetti apparentemente sani anche atleti in seguito a esercizio fisico possono presentare un episodio di ostruzione bronchiale (asma da esercizio fisico).

Si definisce EIA (Exercise-induced Asthma) la condizione nella quale l’esercizio fisico induce una riacutizzazione della sintomatologia nei soggetti con asma mentre si definisce EIB (Exercise-induced Bronchospasm) la condizione in cui vi è broncocostrizione associata ad esercizio fisico in soggetti senza asma clinico. L’ asma da sforzo (EIA) è caratterizzata dall’insorgenza di una crisi di broncospasmo indotta dall’esercizio fisico in soggetti con iperreattività bronchiale. L’inizio della crisi si verifica entro 1-2 minuti dalla fine dell’esercizio, l’acme tra i 5-10 minuti e si risolve spontaneamente nel giro di 30-120 minuti. L’attacco dispnoico compare alla fine di un lavoro muscolare continuo della durata di 6-8 minuti e di intensità pari al 70-80% della vo2max e 80% fcmax.

Un esercizio con tali caratteristiche nel soggetto normale non determina modificazioni significative del calibro bronchiale, espresso come variazione percentuale del Fev1 (volume espiratorio forzato al primo secondo); mentre nel soggetto con iperreattività bronchiale provoca inizialmente una broncodilatazione (legata alla prevalenza funzionale dei beta-2 recettori) seguita, alla fine dello sforzo, da una broncocostrizione Ogni crisi è seguita da un periodo refrattario di circa 2 ore in cui l’esercizio non è in grado di scatenare il broncospasmo. Le ipotesi patogenetiche per spiegare tale condizione sono l’ipotesi osmotica in cui l’iperventilazione causerebbe perdita di H20 con aumento di osmolarità delle vie aeree e conseguente rilascio di mediatori dalle mast-cellule che causano ostruzione e l’ipotesi termica in cui Il raffreddamento delle vie aeree durante lo sforzo sarebbe seguito da un rapido riscaldamento con vasodilatazione ed edema delle pareti bronchiali. Verosimilmente i due meccanismi coesistono. Fattori di rischio dell’EIA sono legati all’attività fisica (tipo di sforzo, durata, mancanza di allenamento-riscaldamento) o ambientali (basse temperature, inquinanti, concentrazione pollinica).

La maggior parte degli studi sperimentali hanno dimostrato che la corsa è l’attività con il più elevato potere asmogeno, seguita da ciclismo, canottaggio, sport di squadra, scherma e ginnastica. Il nuoto, invece, possiede il più basso potere asmogeno, legato all’ambiente delle piscine, che è caratterizzato da temperatura media superiore ai 25°C, elevata percentuale di umidità ed assenza del movimento dell’aria. La diagnosi può essere fatta con l’ausilio del test da sforzo con prove di funzionalità respiratorie. Tra l’altro Il test da sforzo appare particolarmente adeguato anche in età pediatrica poiché rappresenta uno stimolo fisiologico che riproduce circostanze di vita reale quotidiana.

La prevenzione può essere fatta impiegando farmaci inalatori, (SABA o associazioni di beta2+CS),15’-30’ prima dell’esercizio fisico o LABA somministrati 8 ore prima o farmaci assunti per os almeno 48 ore prima quali gli antileucotrienici. Ovviamente appare importante anche programmare l’attività fisica nei soggetti con EIA mediante preriscaldamento prolungato con Interval Training di 15 min. (3 periodi di 3 minuti di lavoro submassimale seguiti da 2 minuti di lavoro leggero) e seduta di attività submassimale di 45-60 minuti.